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Comune di Giustenice

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Comune di Giustenice - Storia
Liguria --- Savona
IL CASTELLO
castello

Sull’ampia spianata a nido d’aquila, i resti del Castello vegliano ancora (con i suoi fantasmi, corazze ed armi in pugno) gli accessi alla Valle. Enrico II fondò i marchesati di Noli e Finale e da allora la storia civile e militare del ponente savonese avrebbe visto i Del Carretto protagonisti assoluti dei loro possedimenti, aiutati dagli Sforza, Signori di Milano. I Marchesi di Savona, già Signori prevalenti del ponente, fondando Finalborgo (citato in un documento nel 1188) costruirono qualcosa su cui cementare quel potere dinastico che, nella buona e nella cattiva sorte, doveva garantire continuità politica ed economica al Finale.

Purtroppo, i successivi conflitti tra Genova e Milano li avrebbero coinvolti in modo totale. Il castello di Giustenice costruito o ricostruito all’inizio del XIII sec. fu distrutto dalle preponderanti truppe genovesi nel 1447. Come è possibile valutare ancora oggi, l’erta sulla quale poggiano le fondamenta è imprendibile da truppe appiedate; solamente l’uso sistematico delle bombarde permise ai genovesi di abbattere le difese e costringere gli occupanti ad arrendersi. Nel libro ‘La guerra del Finale’, Gian Mario Filelfo ricostruisce così gli avvenimenti: “Il Marchese Giovanni e quelli che erano con lui nel Castello di Giustenice, assalivano ogni giorno le postazioni nemiche e davan battaglia… Tre giorni più tardi però i nemici entrarono per tradimento in metà (frazione San Lorenzo) della città di Giustenice, saputo ciò Giovanni mise a sacco l’altra parte (frazione San Michele) togliendo a tutti quanto sarebbe stato buono da mangiare ai fini di avere sicurezza di sostentamento per più lungo periodo…

Come i genovesi ebbero in mano l’intera città, costruirono un cammino coperto per il quale si arrivava nascosti fino alle mura del Castello ed applicarono al muro una macchina lignea per farlo crollare; in verità il marchese Giovanni avrebbe potuto facilmente ostacolare questa distruzione, se l’avesse voluto, ma poiché sarebbe stato per lui di incomodo quel muro esterno quando ce n’era all’interno un altro e sarebbero state necessarie sentinelle alla sommità di entrambi, mentre con pochi uomini già era bastante custodirne uno solo, permise che essi usassero macchine con le quali abbatterono infine quel muro e lo spianarono al suolo. Dal secondo muro poi, nel quale erano state fatte anche alcune feritoie, ogni giorno i finalesi che erano lì uscivano per la porta aperta da Giovanni contro le postazioni nemiche ed aprivan battaglia. Pietro Fregoso ordinò di portare lassù le bombarde per abbattere le mura del Castello; un solo colpo di bombarda nel gruppo d’uomini rimasti ne uccise quattordici e ne ferì molti…” (G.C.)