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Comune di Giustenice

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Comune di Giustenice - Storia
Liguria --- Savona
CENNI STORICI

Gentili lettori,

È per me un grandissimo piacere poter aggiungere al nostro sito questa importante occasione di elevata qualità nel progettare gli spazi pubblici. In essi si incentrano la vita quotidiana di una comunità e, all’occorrenza, di manifestazione. La loro forma e la materia di cui sono fatti rilevano con armonia l’insieme circostante e offrono già , di per sé, la migliore scenografia possibile.
Un caro ringraziamento alla Progettista Arch. Marinella Orso e all’intera organizzazione del Premio.

Il mio cordiale saluto.

Il SINDACO

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Giustenice si trova nella Valle del torrente Scarincio, affluente del più vasto bacino della Val Maremola. Alle sue spalle il massiccio del monte Carmo (m. 1389), a valle in località corti sono stati ritrovati manufatti di epoca romana, probabilmente resti di una stazione per il cambio dei cavalli. Ufficialmente la data di fondazione del borgo si evince da un atto firmato da Bonifacio di Clavesana il 5 Aprile 1248 (il Castello fu costruito all'inizio di questo secolo). La famiglia degli Aleramici, discendenti di Aleramo, con possedimenti in Asti e Vercelli, progenitori di varie famiglie nobili piemontesi e liguri, tra le quali i marchesi del Carretto il cui capostipite Enrico "il guercio" diventò signore di Finale nel XII secolo. L'incendio e la quasi completa distruzione di Finalborgo nel 1448 da parte dei genovesi (325 case demolite) fu la conclusione di una guerra sanguinosa che vide i difensori capitolare dopo diciotto giorni di cannoneggiamenti che interessarono anche Gorra, Feglino e Orco. Il castello di Giustenice fu devastato dalle preponderanti truppe genovesi.

Il paese di Giustenice (dal latino Jus Tenens "amministrare il diritto") è composto da varie frazioni raggruppate in cinque contrade, ognuna delle quali prende il nome dalla Chiesa o cappella omonima.

Santa Libera è posta all'inizio del paese nella frazione Serrati e ne detiene simbolicamente le chiavi; la cappella, con facciata settecentesca, è stata recentemente restaurata. L'interno ospita le statue di santa Liberata e Sant'Antonio da Padova.

San Lorenzo è l'attuale sede del comune. Nella piazza del Costino sotto l'archivolto, un sedile in pietra testimonia l'attività del giudice che amministrava la giustizia (nella sala consiliare sono conservate le misure, datate 1606, dell'olio e del vino, in pietra di Finale). Infatti dopo la conquista dei territori liguri da parte dei romani, Giustenice diventò sede di giudicatura. La chiesa di San Lorenzo comprende il campanile di stile barocco.

San Michele è la contrada storicamente più importante; acquartierata intorno al castello dei Del Carretto, fu sede municipale, " a cà cumünà". La chiesa (originariamente una semplice cappella) mostra la facciata con l'affresco e la meridiana (lato mare), all'interno il quadro restaurato del Santo. I resti della pianta principale del castello, oltre ai muraglioni a strapiombo e alla torre quadrata suddivisa in ambienti aperti verso la spianata d'accesso, permettono di immaginare la grandiosità di questo fortilizio posto a sentinella di uno dei valichi della val Maremola.

San Martino, in frazione Valsorda, è probabilmente la contrada più antica; simboleggia l'economia prevalentemente agricola e boschiva del paese. La cappella, (metri 467) è ritenuta tra le prime chiese paleocristiane della zona (VIII secolo). Costruita sul crinale che divide Giustenice da Pietra Ligure, affacciata sul mare, ha il tetto ricoperto dalle "ciappe", tipiche pesanti lastre di pietra sbrecciata usate nel passato.

Cappelletta, nella frazione Foresto, reppresenta la devozione religiosa della comunità perchè è dedicata alla Madonna di Lourdes. Caratteristico è l'altare costruito ai piedi della grotta che ne rievoca l'apparizione.

municipio

Quando il visitatore si aggira curioso nei vecchi borghi di Liguria, non può non rimanere soggiogato dal calore delle case ravvicinate, dalle chiese odorose di cera fusa, dei cortili che contengono il sentore delle parole tra vicini, dei luoghi delegati del potere politico e giudiziario. In questi spazi si sono succeduti secoli di storia minore e tuttora sembrano custodire e offrire al passante le memorie degli amori, delle ambizioni, delle sofferenze, degli intrighi e degli ideali dei nostri antenati. Quando il tramonto scolpisce in controluce i resti del Castello oppure il vento di tramontana o la foschia alterano l'atmosfera quieta del luogo, sull'altura di San Michele aleggiano le ombre perdute e si possono immaginare vicende delle quali rimane unico eterno testimone il massiccio del monte Carmo. Del passaggio del tempo ci sono tracce nelle pietre accatastate, nei manufatti della multiforme attività umana, nei reperti che ancora oggi possiamo leggere per comprendere i nostri progenitori.

Come in tanti altri paesi arroccati, qui è rimasto l'alone di una comunità unita da tradizioni radicate, in contrasto con gli anonimi rapporti di oggi contraddistinti da un futuro senza ricordi, dove manca il senso della cellula familiare, del vicinato e del patriarcato, essenziali punti di riferimento nel bene e nel male per sopravvivere alle angosce esistenziali. I minuscoli cimiteri ottocenteschi sono la traccia di queste viste e visitarli è un esperienza che lascia il segno. Silenzio e pudore, malinconico sentore "e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?"
(Ugo Foscolo).

A cura di Giuliano Confalonieri

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